CONTENZIOSO BANCARIO2019-06-28T18:20:21+02:00

CONTENZIOSO BANCARIO

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Analisi tecnica e legale su tutti i contratti bancari

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L’anatocismo è la produzione di interessi su interessi e consiste nella capitalizzazione periodica degli interessi dovuti per un determinato capitale. L’anatocismo è ordinariamente vietato dall’art. 1283 c.c. il quale prevede che gli interessi sugli interessi, in mancanza di usi contrari, sono ammissibili solo dal giorno della domanda giudiziale o per una convenzione successiva alla loro scadenza, e solo se si tratta di interessi dovuti per almeno 6 mesi. La giurisprudenza di legittimità per lungo tempo aveva ritenuto legittimi gli interessi anatocistici richiesti nei rapporti bancari, ravvisando nel comportamento delle banche un uso di rango normativo e quindi derogatorio delle disposizioni dell’art. 1283 c.c.. A partire dal ‘99 con tre famose sentenze (Corte Cass. Sez. I n. 2374 del 16/3/99; Corte Cass. Sez. III n. 3096 del 30/3/99; Corte Cass. Sez. I n. 12507 dell’11/11/99), la Corte di Cassazione ha radicalmente modificato il proprio orientamento, affermando la natura negoziale e non normativa dell’uso posto a giustificazione della capitalizzazione trimestrale praticata dalle banche, dichiarando l’anatocismo trimestrale illegittimo. Orientamento confermato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 21095 del 4/11/04. Tuttavia a partire dal 2000, con Delibera CICR 9/8/00, è stata legalizzata l’applicazione dell’anatocismo trimestrale, purché risulti uniforme la periodicità degli interessi a debito e a credito.

L’art. 1284 c.c. disciplina che gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto, altrimenti sono dovuti nella misura legale. Inoltre, la L.154/92 e il T.U.B. d.lgs. n. 385/93 sanciscono che sono nulle tutte le clausole contrattuali che non prevedono la pattuizione scritta del tasso di interesse o rinviano semplicemente agli usi piazza, per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione, prevedendo, per gli interessi, un meccanismo di integrazione riferito ai B.O.T.

L’introduzione del disposto legislativo n. 108/96 ha posto un limite oltre al quale gli interessi sono considerati usurari. Per la verifica del rispetto della soglia di usura la legge dispone che si tenga conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito. Al Ministro del Tesoro viene demandata la pubblicazione trimestrale, a partire dal II trimestre ’97, del limite d’usura. Si intendono usurari gli interessi che superano il limite nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal loro pagamento. L’art. 1815 c.c. prevede che qualora sia convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non è dovuto alcun interesse. Parte della giurisprudenza, considerando troppo penalizzante tale norma, propende per l’applicazione dell’interesse legale considerando nulla ma non illecita la clausola relativa al tasso di interesse.

L’anatocismo è praticato oltre che sui conti correnti anche nei mutui e altre forme di finanziamento con rimborsi rateali, oltre che nei servizi di locazione finanziaria: solitamente le banche usano calcolare gli interessi di mora non sulla quota capitale impagata ma sull’intero importo della rata, generando una produzione di interessi su interessi. Per i mutui ordinari e per le altre forme di finanziamento, sussiste il divieto di anatocismo, il quale invece è consentito per i mutui fondiari. Con l’entrata in vigore del T.U.B. (1/1/94), il divieto di anatocismo è stato esteso anche ai mutui fondiari. Infine, con delibera del 9 Febbraio 2000 è intervenuto il C.I.C.R. reintroducendo l’anatocismo per ogni tipo di finanziamento con piano di rimborso rateale: se contrattualmente stabilito è consentito l’anatocismo, cioè la mora sull’intera rata, seppur senza alcuna capitalizzazione. Nei contratti di finanziamento e leasing si riscontra, talvolta, l’applicazione di tassi di interessi superiori ai tassi soglia previsti dalla legge n. 108/96, con particolare riferimento ai tassi di mora, oltre all’addebito di ulteriori oneri non previsti contrattualmente e pertanto non dovuti.

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