I Nuovi Orientamenti di Vigilanza sulla Cessione del quinto dello stipendio o della pensione

Nel 2017  più del 70% dei ricorsi presentati all’ABF (Arbitro Bancario e Finanziario), riguardano contratti di cessione del quinto dello stipendio o della pensione

È proprio questa emergenza che ha spinto la Banca d’Italia a pubblicare il 27.03.2018 gli “Orientamenti di vigilanza sui prestiti contro cessione del quinto dello stipendio”.

Questa analisi ha per oggetto i comportamenti delle Banche e Finanziarie e le diffuse anomalie che interessano questa tipologia contrattuale, allo scopo di salvaguardare gli interessi dei piccoli risparmiatori proponendo delle c.d. best practice” per gli operatori economici.

Il recente intervento della Banca d’Italia è di fondamentale importanza per i privati, perché d’ora in poi, tutte le volte che si troveranno a stipulare un contratto di cessione del quinto dello stipendio, potranno valutare il comportamento della banca in base a queste linee guida e valutarne la legittimità o meno del loro operato. Se del caso rivolgersi a professionisti competenti in materia, come quelli di Proservice360.

Le questioni che hanno per oggetto il contratto di cessione del quinto interessano un’ampia platea di utenti perché la cessione del quinto rappresenta l’unica forma di finanziamento concessa anche ai cattivi pagatori. Per questo motivo di solito chi adopera la formula della cessione del quinto ha già problematiche pregresse.

Gli Orientamenti della Banca d’Italia riguardano i seguenti aspetti:

Valutazione del merito creditizio e sovraindebitamento

Non sempre gli intermediari conducono una adeguata valutazione del merito creditizio del cliente, spesso sostituita dalla valutazione della posizione finanziaria del datore di lavoro. Per la valutazione del merito creditizio del cliente, pertanto, gli intermediari sono chiamati a tener conto anche del rischio di uno stato di indebitamento eccessivo. Può essere utile considerare anche la condizione del nucleo familiare, per valutare l’affidabilità del debitore e la sostenibilità del debito.

 Prefinanziamento e altre condotte prima di accordare il finanziamento

Si sono riscontrate condotte volte a vincolare il cliente alla stipula di una nuova operazione, anche, prima che siano decorsi i termini normativamente previsti (l‘art. 39, comma 1, del DPR n. 180 del 1950 vieta di “contrarre una nuova cessione prima che siano trascorsi almeno due anni dall’inizio della cessione stipulata per un quinquennio o almeno quattro anni dall’inizio della cessione stipulata per un decennio”).

Tale comportamento elude la normativa vigente per accordare credito e/o per favorire l’estinzione dell’operazione in corso prima del termine minimo di legge, al fine di stipulare un nuovo contratto. E’ buona prassi, invece, che il cliente possa valutare la convenienza a rinnovare il finanziamento e le condizioni proposte. Necessario, infine, il controllo sull’operato della rete commerciale.

  I costi: chiari e trasparenzi nella documentazione precontrattuale e contrattuale

Si evidenzia la mancanza di chiarezza nella rappresentazione dei costi (duplicazione di commissioni e ambiguità “upfront e recurring“). La documentazione precontrattuale e contrattuale deve, invece, indicare in modo chiaro e trasparente i costi applicabili al finanziamento nonché al rimborso anticipato e le modalità di calcolo. Si devono adottare schemi tariffari semplici e chiari, indicando il tasso annuo nominale (TAN) con tutti gli oneri connessi del finanziamento e l’importo da restituire in caso di estinzione anticipata. Tutti gli oneri incorporati nel tasso sono sempre oggetto di restituzione a prescindere dalla loro natura.

Non bisogna richiedere ai clienti forme di indennizzo, ex art. 125-sexies T.U.B., in caso di estinzione anticipata dei contratti, almeno nei casi in cui a seguito dell’estinzione si accenda un nuovo finanziamento con lo stesso operatore. Né devono essere applicati ai clienti interessi di mora o altri oneri per ritardi o mancati pagamenti imputabili al datore di lavoro o all’eventuale soggetto terzo incaricato del riversamento.

Polizze assicurative

Gli enti finanziatori sono, in ogni caso, tenuti ad accettare polizze assicurative presentate dal cliente e stipulate in proprio e devono illustrare, chiaramente, al cliente quali eventi siano assicurati e le modalità di esercizio dei diritti al verificarsi degli eventi (il DPR n. 180 del 1950 richiede la stipula di una polizza obbligatoria a tutela del rischio di premorienza e del rischio di perdita di impiego)

Per le convenzioni stipulate con le imprese di assicurazione, gli enti finanziatori, devono verificarne la convenienza economica rispetto a quelle presenti sul mercato a parità di coperture offerte per offrire il miglior servizio al cliente che aderisce alle coperture offerte nelle operazioni di Cessione del quinto.

Per il rischio di insolvenza non derivante da decesso del debitore, sul mercato sono in uso due schemi contrattuali: la cd. polizza credito e quella perdite pecuniarie per cui andrà spiegato con un linguaggio semplice e chiaro quali sono gli eventi assicurati dalle due coperture, le differenze, la casistica degli eventi assicurati e se il cliente venga o meno liberato dal debito con l’intervento assicurativo nonché l’esistenza o meno dell’eventuale diritto di surroga.

Tra i costi connessi all’operazione deve essere incluso nel TAEG (tasso annuo effettivo globale), anche, quello delle coperture assicurative connesse con il finanziamento, secondo quanto previsto dalle vigenti Disposizioni. Si rammenta, inoltre, che il provvedimento ISVAP n.2946/2011, modificativo dell’art.48 del Regolamento ISVAP n. 5/2006, vieta agli intermediari assicurativi di assumere la contemporanea qualifica di beneficiario o di vincolatario delle prestazioni assicurative di una polizza e quella di intermediario della stessa.

Rete distributiva, doveri dei distributori e trasparenza del costo

Devono essere esplicitati il ruolo e il costo dei diversi soggetti che intervengono nella distribuzione che spesso incidono in misura rilevante sul costo finale del prodotto per il cliente.

Qualora il mediatore creditizio richieda al consumatore un corrispettivo per i suoi servizi, il compenso deve essere comunicato al consumatore e oggetto di accordo scritto su supporto cartaceo o su altro supporto durevole, prima della conclusione del contratto. Gli schemi tariffari devono incorporare nel tasso annuo nominale (TAN) il compenso per l’attività di intermediazione del credito.

Rete distributiva, responsabilità delle banche e degli intermediari

La rete distributiva é motivata dalle rilevanti commissioni incassate in anticipo sui finanziamenti per cui, ai fini della vendita, sono speso disattese le reali esigenze dei clienti. Gli agenti, a volte, cambiano intermediario mandante e sollecitano i propri clienti a estinguere le operazioni in essere per rinnovarle, anticipatamente, con il proprio nuovo mandante e si offrono, inoltre, per proporre un reclamo e il ricorso all’ABF, per conto del cliente e dietro compenso, contro l’intermediario per cui avevano operato in precedenza.

Gli intermediari bancari e finanziari sono responsabili della propria rete distributiva (interna e esterna) circa la trasparenza e correttezza delle operazioni, così come di eventuali danni arrecati alla clientela. Sono necessarie, quindi, verifiche di audit periodico sulla rete distributiva (interna e esterna) e il ricorso a indagini telefoniche (o questionari) per verificare il grado di soddisfazione dei clienti (in fase di istruttoria e di post-erogazione), il livello di correttezza e professionalità della rete e l’aderenza delle condotte al quadro normativo. Da tutto ciò l’utilizzo di indicatori per valutazione di qualità della rete.

Rete distributiva, remunerazione

Valorizzare obiettivi, prettamente commerciali, significa incentivare il collocamento di prodotti non sempre adeguati alle reali esigenze finanziarie dei clienti. Il sistema di remunerazione, pertanto, deve considerare le esigenze di tutela del cliente sia con la valutazione della qualità della rete di vendita sia prendendo a riferimento ulteriori indicatori, quali ad esempio, il periodo di tempo intercorso tra la stipula del contratto originario e il rinnovo. Utile ridurre o eliminare la componente variabile della remunerazione in caso di indicatori negativi della condotta della rete (es. reclami fondati relativi al non corretto operato dell’agente).

Per determinare la remunerazione in caso di rinnovo di una CQS, si ritiene buona prassi parametrare il compenso alla differenza tra il montante dell’operazione del nuovo finanziamento e il montante residuo del finanziamento da estinguere nonché la riduzione o esclusione di componenti variabili (es. bonus, premi di produzione, etc.).

Comunicazioni alla clientela

E’ richiesto che il cliente abbia un quadro aggiornato sull’andamento del rapporto (informazioni e movimentazioni), anche, mediante voci sintetiche di costo. Le comunicazioni periodiche devono essere chiare e comprensibili, anche, in relazione ai pagamenti ritardati o mancanti, seppur non imputabili al debitore (ad esempio: al datore di lavoro o ad eventuali soggetti interposti).

In presenza di deleghe, l’intermediario deve verificare la sussistenza della delega e l’identità del delegato, anche attraverso contatti diretti con il cliente.

Cessione di rapporti

In fase di negoziazione della cessione dei crediti o dei contratti é bene che il cedente e cessionario, ai fini di una tutela dei diritti del cliente, formalizzino gli obblighi e gli adempimenti di rispettiva competenza, prevedendo flussi informativi che consentano a entrambe le parti di avere contezza della situazione del cliente per tutta la durata del contratto.

Fermo restando quanto previsto dall’art.125-septies del TUB, il debitore ceduto deve essere adeguatamente informato del contenuto degli accordi che hanno riflesso sulle relazioni con la clientela (ad esempio, indicando il soggetto responsabile della gestione dei reclami e dei ricorsi ABF, delle richieste di estinzione, delle richieste di documentazione, etc.).

Nella fase propedeutica all’acquisto dei portafogli, il cessionario, deve effettuare una valutazione sulla qualità delle relazioni con la clientela del cedente, anche, ai fini dell’esposizione a rischi legali e reputazionali derivanti dalla cessione. La due diligence dovrebbe concernere lo specifico portafoglio crediti oggetto di cessione, analizzando, ad esempio, gli standard contrattuali utilizzati e il contenzioso in essere e qualora restino in vita funzioni di gestione dei crediti del cedente, il cessionario dovrebbe attuare idonei sistemi di controllo sull’operato del cedente stesso.

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Di |2018-12-19T19:10:52+02:0019 Dicembre, 2018|Area Legale, BLOG|
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